Arancia

Siete pronti allora a parlare di arance? Non ci credete? Ma io dico sul serio!

Per prima cosa dimentichiamoci per un attimo di Israeliani e Palestinesi. Quella che voglio raccontarvi è invece la storia di un'arancia. Un'arancia molto particolare.

 

 

Quest'arancia stava sul tavolo di cucina di una casa come tante altre, ed era contesa tra due bambini... ehi, vi ho detto di non pensare a Israeliani e Palestinesi, qui stiamo parlando di bambini veri e di un'arancia vera!

Ebbene, i due bambini volevano tutti e due quest'arancia, e la reclamavano a gran voce, litigando!

“La voglio io!” diceva uno

“No, io, la voglio io!” rispondeva l'altro

Il litigio non accennava a diminuire e così il papà dei due bambini, stanco di vederli litigare, prese l'arancia e presentò loro la soluzione.

“Basta litigare!” disse loro “C'è solo un'arancia, quindi se la volete bisogna fare a metà! Altrimenti non la do a nessuno dei due e rimanete senza.”

I due bambini si calmarono un po' e il papà, preso un coltello, tagliò l'arancia esattamente in due parti precise: impossibile distinguere differenze!

“Ecco, una metà per uno non fa male a nessuno” disse loro porgendo a ciascuno la sua mezza arancia. I due bambini se ne andarono nelle rispettive camerette e il papà, soddisfatto, pensò che era riuscito a insegnare una bella lezione di equità ai bambini e risolvere la disputa in maniera soddisfacente.

Adesso lo chiedo a voi: se vi foste trovati nella stessa situazione (peraltro molto comune quando si hanno due bambini circa della stessa età...) come avreste reagito? Avreste fatto come il papà? La sua soluzione vi pare giusta? Pensateci un attimo.

In effetti non so cosa direste voi, ma sembra proprio la soluzione giusta! Una divisione netta, equa, senza distinzioni. In questo modo i due bambini vedranno che non sono state fatte differenze ed è stato insegnato loro qualcosa sulla condivisione e sull'equa distribuzione delle cose. Così sarà facile evitare anche simili dispute future!

Ora però seguitemi mentre andiamo a vedere che cosa ciascun bambino ha fatto con la propria mezza arancia...

Il primo bambino, una volta nella sua cameretta, ha sbucciato la sua mezza arancia, ha buttato via la buccia e ha mangiato gli spicchi. Aveva fame!

 

 

Però mezza arancia non bastava a saziare la sua fame, avrebbe avuto bisogno dell'arancia intera!

“La prossima volta non lascerò l'altra metà a mio fratello” pensò cupo “la voglio tutta io, ne ho bisogno! La prossima volta non cederò!”

Il secondo bambino è intanto arrivato anch'egli nella propria cameretta, ha sbucciato la sua mezza arancia, ha buttato via gli spicchi e usato la mezza buccia per un gioco... era il pezzo mancante che cercava da giorni!

 

 

Ma solo mezza buccia non gli bastava per completare il gioco, avrebbe avuto bisogno di quella intera!

“La prossima volta non lascerò l'altra metà a mio fratello” pensò cupo “la voglio tutta io, ne ho bisogno! La prossima volta non cederò!”

La storia finisce qui... ma noi, ora che sappiamo cosa ciascun bambino voleva fare con quell'arancia, pensiamo ancora che la divisione in due metà esattamente uguali fosse la soluzione giusta? Ovviamente no. Certo, se avessimo avuto tutte le informazioni, forse avremmo potuto fare una scelta diversa, e migliore. Sicuramente però non ce lo siamo neanche chiesti.

Qual è stato l'errore dei due bambini? Non si sono parlati. O meglio, si sono concentrati sull'arancia senza spiegarsi a vicenda il perché la volevano. Lo stesso errore lo ha commesso il papà, che ha proposto la propria soluzione senza pensare di chiedere maggiori informazioni ai bambini; ha dato per scontato di conoscere già tutto e così facendo ha imposto una soluzione che non solo non ha soddisfatto le esigenze vere dei due bimbi ma, lungi dal calmare le acque, ha invece anche posto le basi di un “risentimento” che potrebbe alimentare i conflitti futuri tra loro.

La soluzione corretta che avrebbe risolto il problema ed evitato scontri futuri (dare a un bambino tutti gli spicchi e all'altro tutta la buccia) non era sicuramente la soluzione più ovvia, né la più facile da capire e richiedeva di non fissarsi sul problema esteriore (l'arancia), ma comprendere prima le ragioni sottostanti: la fame per l'uno, il gioco per l'altro.

Lo stesso problema vale per il conflitto israelo-palestinese (ora sì che potete pensarci di nuovo!). In fondo, se ci pensate, tutti noi siamo sicuri di avere in mano la soluzione, di conoscere esattamente cosa serva per avere, finalmente, la pace.

“Fate questo e si risolve tutto! E' ovvio no??” “E' evidente che sia necessaria questa cosa!”

Se fosse così facile, forse la pace sarebbe stata già fatta. O meglio: magari sono davvero quelle le soluzioni, ma arrivarci, cioè fare sì che nel concreto quelle cose siano possibili, non è così semplice.

Perché? Perché anche noi in effetti ci fermiamo spesso a ricordare tutte quelle cose, più facilmente riconoscibili, che sappiamo essere al centro della discussione:  muro di separazione, colonie israeliane in Cisgiordania, terrorismo, operazioni militari, diritto del ritorno, i checkpoint, Gaza, lo status di Gerusalemme, ecc.ecc...

Eppure, come per l'arancia, se parlassimo solo di quelle una soluzione non la troveremmo mai, perché ciascuna parte è convinta della bontà delle proprie posizioni e della necessità delle proprie richieste esterne, senza badare a confrontarsi sulle reali necessità di ciascuno e senza preoccuparsi troppo delle vere motivazioni dell'altro. Spesso si da per scontato di conoscere la motivazione altrui, quando in genere non è assolutamente così. Ciascuno, insomma, continua a chiedere di avere l'arancia... convinto di sapere tutto sulle motivazioni dell'altro.

Quale potrebbe essere un modo per uscire da questa visione? Così come la voglia di arancia dei bambini nasceva da altre esigenze, tutti questi elementi “visibili” ed “esteriori” del conflitto, pur esistenti e molto importanti, non sono nati dal nulla. Sono il modo nel quale ciascuno (con scelte non sempre felici, certo) ha cercato e sta cercando di risolvere proprie necessità ed esigenze. Sono cioè l'espressione visibile ed esteriore di problemi ben più profondi che stanno alla base del conflitto stesso. Se non affrontiamo questi ultimi, non riusciremo a trovare davvero una soluzione.

E’ insomma venuta l’ora di parlare di principi/interessi e non solo di posizioni.

 

Nota: L'esempio dell'arancia è preso dal libro "L'arte del negoziato" di R.Fisher e W.Ury

 

 

Lorenzo - Short Bio

Lorenzo, appassionato di storia militare e wargames fin da bambino, scrivo di Medio Oriente, NATO, Affari Militari e Sicurezza Energetica per il Caffè Geopolitico, dove sono Senior Analyst e Responsabile Scientifico, cercando di spiegare che non si tratta solo di giocare con i soldatini. Sognando (per scherzo... ma non troppo...) di diventare un giorno Alto Commissario per gli Affari Esteri dell'UE, collaboro con e sono membro di Wikistrat, network di analisti internazionali impegnato a svolgere simulazioni di geopolitica e relazioni internazionali per governi esteri, nella speranza prima o poi imparino a gestire meglio quello che succede nel mondo.

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