In Cisgiordania - il secondo indizio

Il secondo indizio è rappresentato da una foto come questa, con un soldato israeliano di pattuglia accanto a bambini palestinesi.

Il secondo indizio infatti è costituito dal desiderio palestinese di non dover più vivere in aree dove è lo stato israeliano a decidere. A decidere chi possa abitare in quel posto, chi possa scavare un pozzo in quell’altro, chi possa transitare lì o coltivare un campo là.

Quando è uno stato differente a decidere, è inevitabile che le priorità, su questi temi, siano differenti. Per questo è importante avere uno stato governato dalla propria gente. Non è solo la questione delle tre zone nelle quali è divisa la Cisgiordania: aree “A”, dove i Palestinesi hanno sia il controllo amministrativo sia quello della sicurezza ma che sono piccole e isolate tra loro; aree “B” dove i Palestinesi hanno il controllo amministrativo ma gli Israeliani quello della sicurezza; aree “C”, le più vaste, dove tutto il controllo è israeliano e vivono numerosi coloni ebrei. Non è solo il problema dei vari checkpoint che rendono difficile spostarsi tra le aree, spesso isolandole tra loro, e andare al lavoro ogni giorno, o dei permessi difficili da ottenere per fare qualunque cosa, incluso spostarsi all’estero.

E’ invece anche una questione di serenità: la serenità di non avere armi e soldati accanto ai propri bambini; di non vedere quegli stessi soldati armati che irrompono in casa, con urla e le stesse armi spianate, spesso davanti ai più piccoli, terrorizzandone l’infanzia, portando via genitori e parenti (a volte effettivamente militanti e colpevoli, altre solo sospettati di essere terroristi o con la sola colpa di essere parenti innocenti di un colpevole).

 

E’ il desiderio di avere uno stato proprio, con “sovranità di cielo e terra”, una formula che si sente spesso ma della quale forse non sempre cogliamo il profondo significato. Indica semplicemente la voglia di non permettere che un soldato straniero entri, non invitato e senza permesso, nel proprio territorio, nella propria casa, influenzando così fortemente la vita delle persone che lì vivono e prendendo decisioni che rispondono a interessi differenti. Uno stato dove i bambini non temano di vedere la scuola smantellata, la scuola demolita o il campo sequestrato perché così è stato deciso senza appello. Uno stato dove non ci siano più incubi ricorrenti per lo spavento di queste cose.

A noi che non lo viviamo può sembrare strano, assurdo, forse perfino esagerato o impossibile, ma là avviene davvero. E il desiderio palestinese è che ciò finisca.