Sei qui: HomePietre ViveRacconti On The BridgeLorenzoIl terzo e quarto indizio

Il terzo e quarto indizio

Il terzo indizio è rappresentato da questa immagine:

Se per i Palestinesi il desiderio è quello di non avere più soldati israeliani che ne condizionano la vita, o che compiono operazioni militari tra di loro (e contro di loro), così per gli Israeliani il desiderio è quello di non dover più subire attacchi terroristici: niente più ordigni sui bus, niente più razzi da Gaza, niente più bombe nei locali dove i ragazzi escono la sera. Certo, esso non è causato da gran parte dei Palestinesi, e certo ora il livello è notevolmente calato (e ci sono motivi precisi), ma nel periodo 2002-2005 ne sono stati registrati circa 5000, tra riusciti e sventati. Immaginando anche, per assurdo, di ignorarne il novanta per cento (90%!) che hanno causato poche o nessuna vittima, ne rimarrebbero comunque 500 in tre anni ovvero… circa uno ogni due giorni, per tre anni. E il numero reale in realtà è più alto. Durante i giorni peggiori della seconda intifada, l’impressione che tale situazione creò negli israeliani può essere sintetizzata dalla dichiarazione di una madre che spiegava come mandasse i suoi figli a scuola su autobus diversi “perché così almeno uno tornerà a casa”. Non sorprende che il ricordo li impressioni ancora così tanto e che desiderino non doverlo riaffrontare più.

Il quarto indizio invece è rappresentato da questa foto di Gerusalemme.

Il motivo è semplice: Gerusalemme, come altri posti, è il simbolo di un legame civile, sociale, politico e religioso che entrambi hanno con questa terra. Un legame forte, al quale nessuno può rinunciare del tutto. Perché è la terra dove si vive, perché è la Terra Santa dove si prega. Perché tutti vogliono accedere ai propri luoghi sacri che qui, più che altrove, sono accanto a quelli dell’altro. Perché per vivere, qui, servono terra e acqua.

Entrambi hanno bisogno della terra e dell’acqua a sufficienza per vivere, entrambi hanno bisogno di poter raggiungere i propri luoghi sacri, entrambi considerano Gerusalemme la propria “Città Santa”, entrambi la vorrebbero come centro della propria vita, religiosa e anche politica. Entrambi dunque, chiedono che la propria dignità venga rispettata nel vivere – e pregare – in questo luogo. A tempi alterni, per entrambi non è stato o non è possibile.

Ecco i quattro indizi. Forse, a leggerli uno dopo l’altro, qualche perplessità nasce. Eppure sono tutti reali e hanno tutti qualcosa in comune.

Voglio che nessuno ci discrimini più. Voglio che la mia gente viva serena. Voglio che la mia gente non venga uccisa. Voglio che la mia gente sia trattata con dignità.

Quattro concetti, un solo sentimento che li lega. Ma quale è? Stavolta non ve lo diremo subito: pensateci, e provate a immaginare voi stessi la risposta. Se volete, scrivetecelo. Qui sotto, sui social network, via mail…

Quale sentimento lega questi indizi? Può essere la chiave per capire questo conflitto. Dite la vostra, poi lo scopriremo insieme.

 

Lorenzo - Short Bio

Lorenzo, appassionato di storia militare e wargames fin da bambino, scrivo di Medio Oriente, NATO, Affari Militari e Sicurezza Energetica per il Caffè Geopolitico, dove sono Senior Analyst e Responsabile Scientifico, cercando di spiegare che non si tratta solo di giocare con i soldatini. Sognando (per scherzo... ma non troppo...) di diventare un giorno Alto Commissario per gli Affari Esteri dell'UE, collaboro con e sono membro di Wikistrat, network di analisti internazionali impegnato a svolgere simulazioni di geopolitica e relazioni internazionali per governi esteri, nella speranza prima o poi imparino a gestire meglio quello che succede nel mondo.

Racconti On The Bridge

"On the Bridge", ovvero il blog di alcuni "corrispondenti" speciali del Ponte impegnati in esperienze di studio, ricerca, collaborazione in Terra Santa

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